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L'integratore sociale a base di sport

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La vita è fuori. Qui siamo tra parentesi.

Il racconto di Chiara, capitano della squadra Balena cat. Amatori, che ha scelto di giocare a pallavolo 🏐 in un luogo insolito, il carcere. 

'Ci chiedono se siamo disponibili per giocare una partita in carcere, con le detenute della sezione femminile. Sì, lo siamo. Senza alcun dubbio. Ci siamo. Oggi giochiamo. Non so se ci è mai capitato di pensarla, una parte di vita in carcere. E di conoscere una persona che ci ha vissuto, in carcere. Ma oggi ci giochiamo.
Non ci rendiamo conto fino in fondo del luogo in cui stiamo per entrare finchè non varchiamo il cancello. Non è semplice non farsi toccare dalla sensazione di disagio che trasmettono gli ambienti che attraversiamo prima di arrivare sul campo da gioco...senti che l'energia è come bloccata, non scorre come vorrebbe. La vita è fuori. Qui siamo tra parentesi.
Restiamo in silenzio, ci lanciamo qualche occhiata tra noi. Io sento il bisogno di un abbraccio e lo chiedo, perchè lo sento sulla pelle il dolore che c'è qui, intorno a me.
Arriviamo sul campo che altro non è che una spianata di cemento con una recinzione che non lascia vedere niente, tranne il cielo se alzi lo sguardo. Con una rete da pallavolo. Sul lato lungo una lingua di verde larga 2 metri.
Arrivano le ragazze. Ci dividiamo in due squadre miste. Giochiamo 3 set. Alla fine mangiamo e balliamo insieme.
La sensazione è che si siano trovate a loro agio. E che ci siamo trovati a nostro agio. Forse silenziosi, rispetto alla nostra solita caciara.
Ci salutiamo.
Mentre usciamo sentiamo che la parentesi per noi sta per terminare. Per loro continua. 
Loro che chissà chi sono. Loro che chissà perchè la vita le ha portate ad essere lì e adesso. Loro che hanno dedicato la loro ora d'aria a noi. Ma ci ringraziano.
Ma di cosa mi ringrazi, amica mia?
Grazie a te per avermi dato la possibilità di sentire. Di riflettere. Di ridimensionare. Di dubitare.
Grazie per avermi incontrato. Perchè forse anche una parentesi di vita ha senso. Il senso di una stretta di mano, di uno scambio di sguardi, di un abbraccio. Di una speranza.
Esperienza intensa. Di sicuro. 
Usciamo in silenzio, come siamo entrati. Con mille domande nella testa. Con la consapevolezza che la disponibilità ad essere qui non era una questione di tempo, ma di relazione. E guardiamo gli occhi delle ragazze volontarie che si mettono in gioco altro che in campo. Loro si giocano se stesse, con la disponibilità continuativa nella partita della relazione. Che è l'unico rimedio per lo stereotipo e il pregiudizio. E che ti dice chi sei aldilà di cosa hai fatto'.