Il progetto si inserisce nelle attività delle comunità cristiane di base di periferie metropolitane e urbane gravemente disagiate. Fornisce un sostegno formativo agli operatori già impegnati nei progetti di prevenzione della devianza e della criminalità minorile, attraverso la trasmissione di competenze nell'organizzazione e conduzione di attività sportive non competitive, nel gioco di movimento, nella clownerie e nella giocoleria, nella psicomotricità infantile.
È stato avviato nel 2009, innestandosi in un precedente progetto di cooperazione internazionale avviato da un circolo parrocchiale CSI di Modena nel 2005.
DOVE: Brasile
Due stati della Federazione: al nord, Manaus (Amazonas); al centro, Itaberai e Goiania (Goias).
A CHI SI RIVOLGE
Due target differenti:
1. Insegnanti di scuola materna; educatori e animatori di attività educative territoriali per ragazzi e adolescenti;
2. Bambini di periferia e ragazzi di strada, di età compresa tra i 3 e i 14 anni.
INIZIATIVE PREVISTE
- Ottobre 2010 - Maggio 2011 : formazione motivazionale, linguistica, culturale e tecnico-sportiva degli operatori italiani;
- Aprile – Giugno 2010 : attività promozionale nella provincia del Comitato modenese;
- Agosto 2011 : Svolgimento delle attività didattiche e laboratoriali di primo e secondo livello in Brasile, suddivisa in tre sedi: Goiania (GO), Itaberai (GO), Manaus (AM);
- Ottobre 2011 : comunicazione delle attività svolte all'interno dell'Ottobre Missionario Modenese;
Ottobre 2011 - Maggio 2012 : formazione motivazionale, linguistica, culturale e tecnico-sportiva degli operatori italiani;
- Febbraio 2012 - Scambio/Formazione di educatori territoriali brasiliani in Italia;
- Agosto 2012 : Svolgimento delle attività didattiche e laboratoriali di primo e secondo livello in Brasile, suddivisa in tre sedi: Goiania (GO), Itaberai (GO), Manaus (AM);
- Ottobre 2012 : comunicazione delle attività svolte all'interno dell'Ottobre Missionario Modenese.
PARTNER
Centro Missionario della Diocesi di Modena-Nonantola; Parrocchia B.V. Addolorata - Modena
Area Misionaria São Francisco - Manaus (AM)
Movimento Comunidade Cidadania - Manaus (AM)
Paroquia de Itaberai (GO)
C.E.C.A.F.P. (Centro Educacional Crianças e Adolescentes de Fernanda Park) - Itaberai (GO)
P.E.T.I. (Programa Eradicação Trabalho Infantil) Bairro Capuava - Goiania (GO)
DATA D’INIZIO E SCADENZA
Da giugno 2009 a settembre 2012
COSA PUOI FARE TU
Aiuto economico per l'acquisto in Brasile di materiale sportivo, ludico-motorio, materiale didattico. Rivolgersi al Comitato Provinciale di Modena : CSI Modena – via del Caravaggio 71 – 41123 Modena; tel. 059.395357; e.mail parrocchie@csimodena.it .
AIUTO OPERATIVO
- Puoi promuovere la conoscenza del progetto presso il tuo comitato, la tua società sportiva, il tuo oratorio, la tua parrocchia e i tuoi amici.
- Puoi recarti per un periodo 20-30 giorni in Brasile, preferibilmente nel mese di agosto, per tenere corsi rivolti a docenti delle scuole d'infanzia, educatori territoriali e di strada.
REFERENTI DI PROGETTO
Paolo Boschini
e. mail: paolo.boschini@fter.it
Per le donazioni in denaro:
Emanuela Carta
e. mail: parrocchie@csimodena.it
Record di partecipanti per la settima edizione della Maratona della Pace Betlemme- Gerusalemme, che ieri mattina ha visto ai nastri di partenza circa trecentocinquanta persone. Tantissimi gli italiani, circa duecento, che quest'anno hanno deciso di trasformarsi per un giorno in ambasciatori di pace, percorrendo assieme a palestinesi ed israeliani i 12 chilometri che separano Betlemme da Gerusalemme, divise dal muro di separazione che il governo israeliano sta continuando a costruire per dividersi fisicamente dai territori palestinesi. Cinque gli israeliani a cui è stato concesso, per la prima volta nella storia della Maratona, di partire da Betlemme e non dal check point 300, quello che da sette anni divide queste due città simbolo del conflitto, logorate da anni di odio ed incomprensioni. Una cinquantina invece i ragazzi palestinesi ai cui è stato permesso l'ingresso in territorio israeliano, anche se i permessi richiesti erano stati più di cento. Niente da fare invece per i bambini di Gaza, a cui non è stato permesso di partecipare alla maratona; l'impegno di averli tra gli altri atleti è stato rimandato al prossimo anno. Le premesse alla gara non erano state comunque delle migliori; sabato sera infatti, alla consueta cena pre maratona, i comitati popolari non violenti dell'area di Betlemme si sono radunati davanti all'ingresso del ristorante, che ospitava tra le varie autorità locali, anche il ministro del turismo palestinese, per ricordare agli oltre seicento pellegrini presenti, lo stato di occupazione in cui si trovano a vivere i palestinesi e il fatto che a moltissimi di loro non era stato permesso di partecipare alla corsa. Mentre si correva per la pace poi, a Beit Jala, comune a pochi chilometri da Betlemme, i bulldozer israeliani smantellavano alcuni campi di olivi di proprietà palestinese per continuare a costruire il muro; ma come ha detto il campione mondiale della pallavolo Andrea Zorzi “questo rimane un piccolo gesto di pace in un terra piena di conflitti, e anche solo la continuità nell'organizzare tra mille difficoltà questa maratona rimane un gesto importante”. Numerosa anche la delegazione modenese, ormai storica per la maratona, guidata da don Franco Borsari, parroco della Madonnina; tra di loro anche Benedetta Spattini del Liceo scientifico Tassoni e l'universitaria Laura Masi, entusiaste di prendere parte per la prima volta a questa maratona pellegrinaggio grazie alla quale hanno scoperto bellezze e contraddizioni di una terra di cui avevano tanto sentito parlare. Ormai veterani dell'evento invece Stefano Prampolini, uno degli ideatori della gara, e Gianni Ferraguti, vice presidente del Centro Sportivo di Modena. Bellissima novità di quest'anno il triangolare di pallavolo tra le ragazze del Club Italia e una rappresentativa di pallavoliste israeliane e palestinesi, che si sono affrontate nell'area off limits del check point sotto gli occhi del Presidente del Coni Gianni Petrucci, del Presidente dell'Opera Romana Liberio Andreatta e a quello del Centro Sportivo Italiano Massimo Achini. La corsa è poi proseguita fino al David Son Center di Gerusalemme, dove ogni maratoneta, vero o improvvisato, ha ricevuto una medaglia. L'appuntamento è per il prossimo anno, con la speranza che in questi 365 giorni, inizi a correre anche la volontà del mondo intero di porre fine a un conflitto che tutti continuano ad ignorare.
Ain Arik chiama, Modena risponde
Il Csi di Modena, ha organizzato un centro estivo nel villaggio palestinese. Per il terzo anno consecutivo, anche quest’estate oltre cinquanta bambini palestinesi hanno trascorso due settimane di centro estivo insieme nel villaggio di AinArik, piccolo paese nelle colline di Ramallah. Il filo che lega Modena con Ain Arik si stringe ogni anno di più e ha origini lontane. Nel 2005 infatti le idee e gli sforzi messi in campo dall’organizzazione non governativa Overseas, dal Comune di Modena, dal Centro Sportivo Italiano di Modena e dalla Caritas diocesana hanno portato all’inaugurazione del centro sportivo del villaggio, uno dei pochi in tutta la West Bank. Il tentativo è di creare un luogo di “normalità” per tanti giovani, non solo del villaggio: per una quotidianità diversa da quella segnata dall’occupazione militare dei territori. Oltre agli immancabili giochi di squadra e alle classiche attività sportive, i bambini sono stati protagonisti di iniziative di sensibilizzazioneambientale come la raccoltadei rifiuti, il compostaggio, la semina e laboratori sul risparmio idrico. Gesti quotidiani ma fondamentali in un contesto che vede la terra e l’acqua tra le prime risorse di cui il popolo palestinese è privato sistematicamente. Trascorrere le giornate con i bambini di Ain Arik costringe inoltre a fare i conti con una generazione che ha conosciuto la guerra fin dalla nascita. E questo lo si respira concretamente anche in sole due settimane di centro estivo. Il valore di un’esperienza di questo tipo non è unicamente sociale ed educativo, ma anche spirituale. Ain Arik è infatti una testimonianza positiva di dialogo interreligioso. Una realtà dove le comunità musulmana e cristiana non solo convivono ma ricercano strade d’incontro e cammino comune. Si può sentire pregare la piccola comunità cattolica stretta attorno ai monaci della Famiglia dell’Annunziata di don Giuseppe Dossetti mentre il richiamo del muetzin arriva dal minareto più alto di tutta la Cisgiordania e chiama i fedeli in moschea. Tutto questo fa ben sperare, nonostante ancora molto sia da fare per rafforzare il lavoro “con” e “per” il villaggio di Ain Arik. Ma -come ricorda un adagio della tradizione buddista - per non prosciugare una goccia basta gettarla in mare. Così si continua a gettare.
Un documentario sulla maratona Betlemme-Gerusalemme, presentato in anteprima a Vispo "Corre la Pace”. È questo il titolo del documentario che verrà presentato in anteprima al Villaggio dello Sport, domenica 4 ottobre alle 18.30 in Piazza Grande. Il video, prodotto da Valentina Lanzilli e Andrea Calderone, è stato realizzato in Terra Santa, in occasione della sesta Maratona della Pace Betlemme– Gerusalemme, tenutasi dal 20 al 27 aprile 2009. Un appuntamento cardine per il Csi di Modena, che, attraverso lo sport, punta a creare un sottile ponte di pace tra israeliani e palestinesi, che con la Maratona si trovano a percorrere insieme i 10 km che separano Betlemme da Gerusalemme. Il documentario vuole raccontare questo momento, ma anche il pellegrinaggio che gli atleti, veri o improvvisati, fanno prima e dopo la Maratona. E ancora i progetti umanitari, come il villaggio di Ain Arik, un piccolo paese a pochi chilometri da Ramallah, capitale dell’Autorità palestinese, dove il Centro Sportivo ha costruito un polo sportivo, ricreativo e culturale che è diventato un importantissimo luogo di aggregazione per i tanti giovani del villaggio. L’obiettivo di questo documentario è quello di far conoscere la realtà del conflitto israeliano - palestinese attraverso un gesto di pace come quello della maratona e di invogliare sempre più persone a partecipare a questo momentodi sport, aggregazione ed umanità.
L’esperienza del Centro Sportivo modenese e della parrocchia della Beatra Vergine Addolorata in Brasile. E’ cominciata giovedì 6 agosto l’esperienza di un gruppo di cinque animatori del Csi modenese e della Parrocchia Beata Vergine Addolorata in Brasile, presso la comunità di Itaberaì nello stato di Goiàs, dove operano tre sacerdoti della diocesi di Modena. Il progetto del viaggio prevede lo svolgimento di alcuni laboratori con i giovani della parrocchia e con le insegnanti della scuola materna parrocchiale sulle tecniche di animazione per bambini e ragazzi. Anche a Itaberaì, come in molte altre regioni brasiliane, la comunità cristiana è impegnata in prima linea con molti progetti sull’educazione dei ragazzi e sulla prevenzione della devianza minorile. Più che di strutture e di risorse economiche, essa necessita di una maggiore formazione del personale locale impegnato in questi progetti. Arricchire il carnet di proposte offerte dalle iniziative educative comunitarie con nuove attività non significa solamente stimolarel’interesse dei ragazzi,in questo modo si creano opportunit àdi interscambio tra culture molto diverse, sprigionando le capacità ideative e progettuali che ognuna porta dentro di sé. Gli animatori italiani imparano così a lavorare in un contesto interculturale, affrontando positivamente differenze di linguaggio e dimentalità. Gli operatori brasiliani migliorano le loro abilità e trovano nelle attività di animazione un’importante occasione per valorizzare gli adolescenti responsabilizzandoli come fattore di aggregazione per i loro coetanei e per i più piccoli. Durante questo soggiorno gli operatori italiano hanno visitato il Peti di Goiania diretto da Annamaria Melini, anche in questa occasione si è potuto lavorare con gli operatori locali che hanno riservato al gruppo modenese una calorosa accoglienza rinsaldando i legami con gli amici missionari in brasile. Dal 16 agosto il viaggio degli animatori Csi si è spostato dalla zona rurale del Goiàs alla periferia metropolitana di Manaus (Amazzonia) per continuare il progetto in un’area in cui il disagio minorile assume spesso dimensioni drammatiche.
Il loro servizio si è svolto presso l’Area missionaria Sao Francisco, una maxi parrocchia di oltre 100.000 abitanti, situata nella periferia nord della città, dove i problemi sociali e il degrado umano raggiungono livelli estremi. Grazie al raccordo con i movimenti sociali della zona, che si battono per l’effettiva attuazione dei diritti sociali fondamentali, l’Area missionaria Sao Francisco promuove progetti per il recupero degli adolescenti in situazione di esclusione e disagio e per la prevenzione del rischio nei confronti dei ragazzi e dei preadolescenti. Gli animatori modenesi si sono inseriti attivamente nelle iniziative a favore dei ragazzi, promuovendo ogni giorno momenti di festa, di gioco e di sport nelle comunità in cui è articolata la parrocchia locale. Hanno incontrato quasi quattrocento ragazzi e trentadue responsabili dei 16centri del progetto. Hanno visto,ascoltato, interagito con persone ferite dalla mancanza di risorse fondamentali, quali la casa, la scuola, il lavoro, i trasporti, la sicurezza pubblica. Rientrando in Italia, hanno portato con sé il senso di dignità con cui questi abitanti della periferia del mondo affrontano la loro condizione di esclusione. Con grande stupore,hanno registrato la capacità di resistenza degli adulti impegnati nei progetti sociali e la passione per la vita con cui i ragazzi e i giovani vanno incontro a un futuro tutt’altro che roseo. La città di Manaus non sta beneficiando del lento sviluppo economico del Brasile. Le sue periferie più povere stanno esplodendo sotto la pressione di flussi migratori interni che portano ogni anno almeno 100.000 nuove persone, mosse dal sogno del benessere e di una vita più confortevole. Nell’immensità dell’Amazzonia si sperimenta continuamente la piccolezza dell’uomo dentro a una natura lussureggiante e grandiosa.Nel contatto quotidiano con i problemi sociali della periferia di Manaus gli animatori modenesi hanno fatto anche l’esperienza– ben più amara – della cronicità dell’ingiustizia e della povertà. A mitigare questo senso di impotenza è venuta loro incontro l’amicizia e la fraternità con cui sono stati accolti e accompagnati dai sacerdoti, dagli operatori laici e dalle famiglie dell’Area missionaria Sao Francisco.
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