Sport e legalità 2011

 L’idea che ha guidato lo sviluppo, la gestione e l’organizzazione del progetto Sport e legalità è nata da una presa d’atto della distanza tra i giovani e le regole, spesso causata dalla mancanza di una guida appropriata negli ambienti che frequentano e dove crescono.

Il filo rosso del progetto è rappresentato dalla legalità: la legalità si costruisce con la conoscenza delle regole, il rispetto dell’altro e dei beni comuni, la consapevolezza della propria libertà. Attraverso lo sport, ed in particolare lo sport di squadra, è possibile creare un dialogo alla pari tra operatori delle istituzioni e i giovani studenti.

Lo sport, in questo progetto, ha offerto la possibilità ai giovani di educarsi attraverso regole condivise e la pratica sportiva stessa, apprendendo fondamenti di educazione civica, attraverso il gioco e il movimento. Mescolando lo sport all’educazione, si è voluto introiettare nei beneficiari del progetto, uno stile di vita basato sulla gioia trovata nella fatica fisica, nell’impegno e sul valore formativo del buon esempio e del rispetto per i fondamentali principi etici universali.

Sport e legalità ha proposto corsi di formazione, workshops, corsi di aggiornamento per operatori del settore; oltre a questi soggetti, i giovani stessi sono stati coinvolti in stage formativi per ricoprire il ruolo di allenatori, arbitri, educatori e scendere in campo come portatori dei principi educativi e del rispetto della legalità nei confronti dei propri pari.

L’iniziativa, svolta in collaborazione con il Coni Modena, Csi Modena, Penta Modena, e Sweet Team, ha interessato 250 adolescenti dai 14 ai 18 anni, 15 tra istruttori, formatori e animatori, 10 società sportive della Provincia di Modena, 6 Parrocchie e 5 Istituti di Scuola Media di 2°grado.

La partecipazione dei giovani, ha raggiunto risultati significativi, stimolandoli a partecipare attivamente alle attività, per crescere come cittadini attivi, responsabili e consapevoli dell’importanza e della necessità del rispetto delle regole e della legalità per il buon funzionamento della società civile.. Lo sport, all’interno di questo progetto, si è configurato come vettore e diffusore dei principi della legalità, e del rispetto delle regole.

Il messaggio che si è voluto veicolare e che ha raggiunto i partecipanti è stato quello di diffondere i valori primari dello sport come stile di vita, messaggio di pace ed uguaglianza che educa alla tolleranza e alla solidarietà.

Le istituzioni deputate all’educazione dei giovani hanno collaborato attivamente nell’educazione dei giovani, lo sport è stato diffuso non solo come tecnica educativa dal punto di vista motorio e fisico, ma anche dal punto di vista sociale, come vettore di inclusione e di “educatore alla legalità”.

Progetto Libertà nello sport

Il progetto proposto dal Csi Modena, Libertà nello sport, ha offerto la possibilità ad un gruppo di giovani animatori ed educatori, formati e coordinati da operatori sportivi qualificati di essere stati responsabili in prima persona dell’organizzazione di un progetto così importante a complemento dell’impegno di rieducazione della struttura carceraria. Il progetto ha offerto la possibilità, prima di tutto, di vivere momenti organizzati di svago e di praticare sport, come momento d’incontro e di scambio con i propri coetanei. Si sono svolte dunque attività motorie per i detenuti under 30 della Casa Circondariale di Sant’Anna e della Casa Lavoro di Castelfranco Emilia: 90 detenuti (60 uomini, 30 donne) nella struttura di Modena, 30 in quella di Castelfranco. Il progetto ha risposto a diversi livelli di obiettivi: offrendo opportunità di svago e apprendimento non formale, attraverso il linguaggio universale dello sport, comprendendo che le diversità sociali, non sono un limite o un problema ma una ricchezza da salvaguardare attraverso il rispetto e la tolleranza. L’obiettivo del progetto è stato quello di mostrare lo sport come vettore per incentivare ad uno stile di vita sano, offrendo un modo positivo per impiegare il proprio tempo, passando dall’io al noi. Ai detenuti dunque è stato offerto un momento di scambio comune, di educazione non formale, grazie al lavoro dei giovani volontari che a loro volta hanno sviluppato una coscienza attiva in generale, rendendoli consapevoli degli strumenti di cui possono disporre, diventando parte attiva della comunità e portatori della cultura della pace, riaffermando i valori della solidarietà, della tolleranza, del rispetto dell’ “altro”.Un progetto dunque rivolto ai detenuti, ma anche a chi il progetto l ha seguito in maniera attiva, dopo un adeguato percorso di formazione, educando alla diversità, al rispetto di essa; favorendo altresì l’interazione tra individui con bagagli culturali ed esperienze di vita diverse, mirando a sviluppare l’ apprendimento intra – sociale, rafforzando la comprensione reciproca di diverse situazioni e contesti, contribuendo allo sviluppo e alla crescita di una cultura comunitaria, attraverso il linguaggio sportivo. Il progetto ha richiamato quindi diverse istanze, legate da un comune denominatore dato dall’educazione, non formale, alla diversità, al rispetto dell’altro, spronando, tutti, ad uno stile di vita sano e positivo, favorendo l’incontro tra mondi troppo spesso distanti.

 

Lo sport contro il disagio giovanile

Il progetto Lo sport contro il disagio giovanile, gestito dalla U.S. Don Elio Monari, – società sportiva che promuove da sempre lo sport come veicolo d’aggregazione ed amicizia, rientra a pieno negli aspetti sottolineati dal Libro Bianco sullo sport, a cura della CEE, edito nel 2007. Lo sport, in questo progetto, ha contribuito in modo significativo alla coesione economica e sociale in una società sempre più integrata. Lo sport è quindi stato un mezzo utile a 30 ragazzi disabili e 80 con alle spalle una situazione sociale e familiare complicata per trovare un momento di aggregazione e condivisione. Il progetto, è nato con un duplice indirizzo: da un lato, l’esigenza di essere momento d’integrazione verso i ragazzi stranieri, che trovano nello sport un momento di condivisione che supera qualsiasi barriera culturale e linguistica; dall’altro, per i ragazzi disabili che attraverso attività motorie mirate, sviluppano a pieno le loro potenzialità psico – fisiche. Gli oltre 100 ragazzi coinvolti, in tutta la Provincia di Modena hanno visto, nello sport, un momento d’inclusione, d’aggregazione, raggiungendo importanti obiettivi. Vale la pena di soffermarsi su alcuni di questi aspetti, che rendono merito ad un progetto così significativo. Nel gruppo sportivo, i ragazzi hanno raggiunto la piena integrazione, pur partendo da situazioni diverse (disabilità psico – fisiche, problemi comunicativi, etc., ) acquisendo e condividendo valori condivisi grazie al rispetto delle regole di una pratica sportiva condivisa. I ragazzi disabili, all’interno del progetto, hanno raggiunto un buon grado d’equilibrio, coordinazione, propriocettività e lateralità. Il ragazzo disabile, attraverso il gioco e lo sport ha potuto trasferire verso l’esterno le competenze acquisite attraverso l’attività motoria, favorendo una maggior consapevolezza di se e autostima nel ragazzo con disabilità psico – fisiche. Un progetto impegnativo, che ha visto oltre 10 operatori alternarsi in varie zona della Provincia, agendo in profondità su un tessuto sociale che sta mutando e che vede sempre più le società sportive come fattori attivi in un moderno welfare state. Lo sport e l’educazione motoria sono stati intesi, in questo progetto, come fattori di coesione sociale e come agenti attivi nella crescita e nello sviluppo positivo del ragazzo. Le parole chiave, del progetto, sono state: coesione, integrazione, socialità, benessere: come legate ad un filo rosso, esse hanno guidato gli operatori, nella riuscita di un progetto che ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissato.

 

Sport in Famiglia

Sport in Famiglia nasce nel contesto del più conosciuto e ampio progetto SFP, la prima applicazione in Italia del metodo di rinforzo dei fattori di protezione della famiglia denominato Strengthening Families Program – SFP (Programma Sostegno Famiglie): uno dei programmi ritenuti più efficaci negli USA per la sua capacità di suscitare cambiamenti positivi nelle famiglie.

La famiglia è appunto al centro di questo progetto: Sport in Famiglia raggiunge proprio quest’obiettivo di supporto, organizzando l’attività sportiva parallela per il coinvolgimento dell’intero nucleo famigliare, offrendo la possibilità di risparmio sia in termini economici (creando economie di scala che permettono a più persone di praticare sport, abbassando i costi vivi), che di tempo (ci si reca tutti nello stesso luogo allo stesso tempo, eliminando l’immagine di autisti e parcheggiatori per i figli) e creando un momento di condivisione, riunendo la famiglia in un momento ludico – sportivo.

L’obiettivo che il progetto ha raggiunto è stato quello di supportare le famiglie, avvicinandole alla pratica sportiva.

Il progetto, ha toccato 100 bambini dagli 1 ai 5 anni e 80 tra i 6 e gli 8 anni. I genitori coinvolti sono stati 200, con il supporto di 10 istruttori. Sport in Famiglia ha coperto capillarmente tutta la Provincia di Modena, collaborando attivamente con il Coni di Modena, Csi Modena, ASD Hakuna Matata e Sweet Team.

In sintesi, gli obiettivi che il progetto ha centrato sono stati: l’ implementazione dei legami genitori – figli, migliorandoli dal punto di vista qualitativo, il supporto ad attività sportiva diffusa, che coinvolga tutta la famiglia, permettendo alla famiglia di condividere momenti importanti, insieme. Lo sport, si è rivelato importante fattore di crescita, creando numerosi momenti di condivisione tra genitori e figli. Si sono create soluzioni economiche per la pratica dell’attività sportiva per la famiglia, offrendo quindi soluzioni pratiche per ottimizzare i tempi di gestione all’interno del nucleo famigliare.

Gli obiettivi raggiunti hanno spaziato dall’economia familiare, alle relazioni genitori – figli, alla pratica sportiva diffusa. Il progetto, dunque, ha portato a termine gli obiettivi prefissati, centrando la sua azione sulla famiglia, supportandola come il programma SFP si propone.

I bambini si rimettono in “Mo.To.”.

Da venerdì 1 ottobre  riparte il progetto “Mo.To”, organizzato da otto società che riuniscono il meglio dello sport modenese. Rivolto ai bambini fra i 4 e gli 8 anni, MoTo nasce per far avvicinare i più piccoli all’attività motoria in modo corretto, naturale, divertente: tante discipline in ragione dell’età e delle attitudini di ognuno. No alla competizione subito, ma educazione alla cultura sportiva, in collaborazione stretta con la famiglia, e con la crescita del bambino a 360 gradi come obiettivo unico e assoluto. Ecco perché Mo.To: è l’abbreviazione di Movimento Totale.

Come si svolge

Come gli anni scorsi, per coniugare la filosofia appena descritta, l’organizzazione prevederà per i bambini di 4 e 5 anni lezioni di psicomotricità (schemi motori di base, equilibrio, coordinazione) e un corso di acquaticità presso le Piscine comunali Pergolesi di Modena. Per i bambini dai 6 agli 8 anni invece si tengono due lezioni di attività motoria, di cui una di discipline specifiche (judo, arrampicata, basket, atletica, scherma, rugby), più un corso facoltativo di nuoto presso le piscine comunali Dogali. Per tutti i bambini, in primavera sarà prevista una esperienza nell’equitazione, con Equiriders, in strada Contrada.

 Le sedi

Giunto al 8° anno di attività, MoTo ha fatto fare attività a circa 600 bambini, e quest’anno si è dunque presentata la necessità di una nuova sede: per il 2010 – 2010 l’attività si svolgerà presso l’ITG “GUARINI”(4-8 anni), la scuola medie “PAOLI” (6-8 anni) e presso la scuola primaria “GRAZIOSI”i (4-5 anni). Tutte le lezioni in palestra si tengono fra le 17.00 e le 18.00, e fra le 18.00 e le 19.00.

 I promotori

Promuovono il progetto: ASD Cittadella (atletica leggera), ASD Equilibrium (scuola di arrampicata) ASD Geesink  (judo), ASD Modena Junior Rugby, ASD Pentathlon Moderno Modena (pentathlon), ASD Scuola Basket Modenese (basket), ASD Sweet Team (nuoto), ASD Equiriders (scuola di equitazione) con la collaborazione dell’ Assessorato allo Sport e Cultura del Comune di Modena, il CSI di Modena; Ausl Modena, Ufficio Scolastico Provinciale di Modena, Poliambulatorio Chirurgico Modenese.

Per informazioni:

A.S.D. Mo.To. viale dello Sport, 25 41100 Modena, Lucia, tel. 328-3843647.info.mo.to@virgilio.it, luciakalogero@hotmail.it

Il progetto "Csi A.Ma"

Per il sesto anno il Csi Modena promuove il progetto “Csi A.Ma”, un’iniziativa studiata insieme all’associazione Marta e Maria con l’intento di promuovere l’attività sportiva, gratuita o a costi agevolati, per le ragazze inserite in comunità. Ma cos’è l’associazione Marta e Maria, o “A.Ma”? Nata nel 1997, l’associazione è attiva da otto anni sul territorio di Modena con servizi di orientamento, informazione, supporto, accoglienza e tutela a favore di minori e giovani donne, italiane e straniere, vittime della tratta, di violenze psico-fisiche o in stato d’abbandono. In questi anni A.Ma ha concentrato buona parte del suo intervento nell’attivare percorsi educativi individualizzati e d’integrazione socio-lavorativa che rispondessero nel modo più coerente possibile ai bisogni delle ospiti. In questi anni A.Ma ha anche portato avanti una proficua collaborazione con il Csi di Modena tramite la creazione di percorsi sportivi. Le attività proposte alle ospiti delle comunità dell’associazione hanno sempre avuto come obiettivo la promozione del benessere delle stesse attraverso percorsi differenziati che hanno risposto ai bisogni specifici ed individuali di ogni singola ospite. Nel 2004/2005, primo anno del progetto, le ragazze hanno partecipato ad attività in palestra e a “clownerie”. L’attività in palestra viene portata avanti tuttora,completamente a carico del CsiModena, e a questa si sono aggiunte già dal secondo anno di progetto le collaborazioni con Sweet Team e con la scuola di danza La Capriola per la creazione di corsi di nuoto,acquagym e danza a costi ridotti o gratuiti. L’inserimento delle ragazze delle comunità in squadre di pallavolo o in percorsi di nuoto e danza permette loro di dar libero sfogo alle proprie tensioni negative e contemporaneamente cercare di creare momenti di svago e socializzazione attraverso la creazione di uno spirito di aggregazione e collaborazione; apprendere progressivamente, attraverso un percorso medio-lungo,e mettersi in contatto con il proprio corpo, dando ascolto alle emozioni che vi albergano.Le attività sportive proposte, in sostanza,hanno i seguenti obiettivi:avvicinare le ragazze al mondo dello sport, scoprendo nuovi interessi e riempiendo i tempi della settimana in modo positivo; incanalare le energie e le frustrazioni in modo socialmente accettabile; aumentare l’autostima, l’autonomia e le possibilità di confronto con chi è considerato “normale”; favorire l’integrazionee lo spirito di gruppo, attraverso amicizie nuove o già esistenti; migliorare l’uso dell’italiano per le ospiti straniere.
ATTIVITA’ IN PALESTRA - Egle Saltini, docente di educazione fisica e da anni collaboratrice delCsi Modena, è la responsabile dell’attività in palestra e si può definire come un pioniere del progetto “Csi A.Ma”. “Il mio impegno in questa iniziativa –sottolinea - è cominciato nel 2004. All’inizio, dal momento che le ospiti delle comunità cambiavano spesso, veniva svolta soprattutto attività di “pronta accoglienza”. Da quando invece è stata approvata una riforma che permette alle comunità di essere più “stabili”, si è instaurato un vero rapporto affettivo e le ragazze aspettano con trepidazione questo appuntamento settimanale. All’attività in palestra partecipano le ragazze di due comunità modenesi, Girasole e Coccinella, dai 14 ai 18 anni e per libera scelta anche alcune “adulte”, ragazze Over 18 non più in comunità ma che desiderano non mancare a questo appuntamento. Si tratta di ragazze di tutte le etnie che hanno avuto impatti “sgradevoli” con la vita e che in questa ora settimanale di attività in palestra trovano un momento per ridere, scherzare, imparare e scaricare tensioni: insomma, un momento per essere ragazzine proprio come le loro coetanee.L’attività si svolge da ottobre fino a maggio e si basa principalmente su tornei e partite di pallavolo, sport che spesso per le africane è “nuovo”, a differenza del calcio o del basket: le ragazze che vi partecipano sono sempre in aumento tanto che quest’anno abbiamo dovuto spostarci dalla palestra delle scuole Paoli a quella più spaziosa del Barozzi.L’attività prosegue anche d’estate, perchè una di queste comunità che fa parte dell’associazione Marta e Maria, all’interno della propria struttura, possiede un bel giardino dove si può giocare in compagnia”.

CORSI DI DANZA ALLA SCUOLA DELLA CAPRIOLA - La nostra collaborazione con il Csi Modena e l’Associazione Marta e Maria per il progetto “Csi A.Ma” - sottolinea Francesca Ronchetti, che insieme a Mira Giangregorio è direttrice della scuola di danza La Capriola dal 1990 – è nata nella stagione 2005/2006, dunque già da 4 anni accogliamo con grande piacere le ospiti delle comunità modenesi interessate ad intraprendere un corso di danza. Il percorso di queste ragazze è identico a quello di tutte le altre persone iscritte ai nostri corsi e credo che sia questo l’aspetto più interessante del progetto: dare la possibilità a chi è stato meno fortunato di altri sotto determinati aspetti di non sentirsi diverso, ma di poter svolgere normalmente un’attività che a molti piace come la danza. Le ragazze di Marta e Maria,dunque, in base all’età vengono indirizzate o al corso Ragazzi o a quello Adulti e possono scegliere tra tre discipline: danza classica, danza moderna e hip hop. Nel primo caso è in programma una lezione alla settimana, mentre nella danza moderna e nell’hip hop gli appuntamenti settimanali sono due. Le lezioni sono gratuite per le ragazze di A.Ma e si possono provare anche vari corsi prima di scegliere la disciplina che più interessa: se poi una ragazza partecipa con continuità alle lezioni per tutto l’anno diventa allieva a tutti gli effetti della scuola e ha la possibilità di esibirsi nelle “attività istituzionali”come il saggio di fine anno a teatro”.

Il progetto wheelchair hockey

Il gruppo sportivo Sen Martin di Spilamberto,in collaborazione con la sezione di Modena - “Enzo e Dino Ferrari” - della Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e con l’appoggio del Comitato provinciale del Csi, organizza la seconda edizione della cena di autofinanziamento dell’hockey in carrozzina per i ‘coccodrilli’ del Sen Martin. Facciamo un passo indietro, a quando – precisamenten ell’estate del 2008 - lo spilambertese Lorenzo Vandelli decise di promuovere il wheelchairhockey (hockey in carrozzinaper ragazzi diversamente abili)anche nella nostra provincia. La sua sfida venne subito raccolta dal Gs Sen Martina appoggiata dal Csi Modena, che mise a disposizione il palazzetto dello sport di San Donnino per allenamenti e partite. E così, settimana dopo settimana, attorno a Vandelli si è costruita una squadra vera e propria, la prima a nascere nella nostra provincia. E dalla scorsa estate,dopo un anno di allenamenti aperto a tutti, questa formazione è iscritta al campionato di serie A, dove tra l’altro si sta togliendo diverse soddisfazioni. Il Sen Martin Modena, che ha come mascotte un “coccodrillo”è dunque una squadra a tutti gli effetti, sempre pronta,però, ad accogliere nuovi amici vogliosi di cimentarsi nel wheelchairhockey. Perché essere in una squadra non significare solo partecipare ad un campionato, ma anche divertirsi in compagnia e fare movimento in allenamento: ciascuno può scegliere il proprio percorso, saggiamente guidato da Lorenzo Vandelli,capitano e factotum della squadra. Il wheelchair hockey, infatti,è un’occasione per fare sport rivolta a persone che non potrebbero farne, un’opportunità per socializzare e una forma terapeutica alternativa e divertente.Il wheelchair hockey, inoltre, è l’unico sport al mondo adatto ai disabili più gravi: possono partecipare anche ragazzi e ragazze o uomini e donne affetti da distrofia muscolare o paraplegia. L’unico requisito indispensabile è riuscire a guidare la carrozzina elettrica: con le mani, con la bocca o con la pancia non ha importanza. Chi ha forza nelle mani usa una mazza, per tutti gli altri invece c’è un attrezzo apposito montato sulla carrozzina.